Questi anni di studio e pratica mi portano a comprendere come l'architettura non sia il semplice abbozzo di un segno su carta, ma possieda un profondo valore aggiunto: è la creazione di ciò che definiamo "bello".
Non si tratta solo di un’estetica concreta e realizzabile, ma di una sensazione, un’emozione trasmessa sia da chi la produce che a chi, in futuro, la osserverà.
Considero l'architettura un’arte superiore capace di trasformare l’astratto in tangibile, attribuendo a ogni segno, dettaglio e colore un significato intrinseco carico di valori. Essa non può essere ricondotta alla mera costruzione di un edificio: è necessario guardare oltre la struttura, oltre la messa a terra e i confini costruttivi, per approdare su un piano ideale che riporta a un concetto superiore alla semplice fattibilità.
I progetti realizzati durante il mio percorso accademico e professionale riflettono la costante ricerca di riferimenti coerenti con la mia linea di pensiero, seguendo un filo conduttore che si esprime attraverso un’architettura "filosofica".
Tra i molti maestri analizzati, ritrovo questi valori in Yona Friedman. I suoi progetti esprimono la mia visione ideale: un’espansione urbana strutturata oltre il concreto, con città sovrapposte al tessuto esistente, offrendo una risposta visionaria alla sfida della sovrappopolazione e all'occupazione dello spazio terrestre.